La storia del rifugio
La storia del Rifugio Fanes é esemplare per lo sviluppo del turismo nella zona. A San Vigilio di Marebbe c'erano alberghetti e pensioni per i "signori" già negli anni antecedenti la prima guerra mondiale, ma a quei tempi non si poteva parlare di un vero turismo.
Grazie alle strade costruite durante la grande guerra le prime automobili iniziarono ad arrivare in zona e l'afflusso dei forestieri aumentò rapidamente.

Negli anni venti il paese divenne un frequentato centro di villeggiatura dotato di numerosi alberghi; uno dei più grandi e noti era, e rimane ancor oggi, l'Hotel Posta della famiglia Mutschlechner.
Nello stesso periodo entrò in voga la pratica dello sci e, non esistendo impianti di risalita, gli appassionati del nuovo sport intraprendevano escursioni salendo a piedi cime da cui si potevano effettuare belle discese. Con gli sci pesanti di allora (di hickory o frassino), con scarponi e vestiti poco adatti, raggiungere le vette con pelli di foca era una faticaccia e si sentiva molto la mancanza di punti d'appoggio situati in alta montagna.
Con la costruzione nel 1928 del Rifugio Fanes i fratelli Fritz, Rudi e Alfred Mutschlechner compirono un'azione pionieristica e colmarono questa lacuna.

Il rifugio, dapprima "dependance" dell'Hotel Posta, si fece presto un buon nome presso gli alpinisti e antesignani dello sci escursionistico.
Alfred Mutschlechner assunse il rifugio in proprio conducendolo fino al 1978, quando lo cedette al figlio Max, attuale gestore.

In 50 anni di lavoro Alfred diede al suo rifugio un'impronta del tutto personale. Già nel 1938 l'edificio, divenuto troppo piccolo, fu ampliato con l'aggiunta della spaziosa sala da pranzo con i due piani sovrapposti e dell'antistante terrazza esposta al sole.
Allora i rifornimenti giungevano d'estate in groppa alla cavalla "La Mora" e d'inverno su slitta.

Dopo la seconda guerra mondiale Alfred, appassionato automobilista (aveva preso la patente nel 1929 durante il servizio militare nell'esercito italiano), comprò dalle truppe americane una jeep, semplificando molto il problema degli approvvigionamenti.
Aperto a tutte le innovazioni della tecnica, Alfred fu uno dei primi a dotare il rifugio di una propria centralina elettrica azionata ad acqua. Per tenere il rifugio aperto anche d'inverno, acquistò dall'ex esercito tedesco un triruote su cui si potevano montare cingoli, sostituito logicamente in seguito da un gatto delle nevi, comprato agli inizi degli anni sessanta.
Alfred Mutschlechner fu esemplare anche nel prendersi cura dei suoi clienti, non badava solo alle comodità del rifugio, ma anche alla sicurezza degli alpinisti.
Assieme ad altri intraprendenti trasformò una baracca della prima guerra mondiale nella "Capanna Monte Castello", poi distrutta da un incendio doloso nel 1962 e sostituita nel 1974 dal "Bivacco della Pace".
Una curiosità era lo "stabilimento balneare" a 2153 metri d'altitudine, un chiosco in riva al Lé de Limo, lago sul quale ci si poteva divertiva con piccole barche a remi.

L'istituzione del Parco Naturale Fanes - Senes - Braies ha infine portato grandi innovazioni che non facilitano certo la conduzione del rifugio ma il giovane proprietario, comprendendo i segni dei tempi, ha adottato ogni possibile soluzione in rispetto e a tutela della natura.

Per primo in assoluto ha utilizzato per i trasporti in quota dei rifornimenti un veicolo con catalizzatore, oggi motoslitte, gatti delle nevi e jeep sono tutti Euro 4.
Le necessarie modifiche alle strutture del rifugio Fanes vengono eseguite con materiali biologici, per il riscaldamento utilizzano sistemi a bassissima emissione e dal 1996, anno di completa ristrutturazione, il rifugio é stato adeguato alle necessarie prescrizioni di sicurezza e dotato di un impianto ad energia solare oltre che di tutti i più moderni comfort.
Attualmente il rifugio Fanes si può considerare uno dei più attrezzati ed efficienti dell'intero arco alpino.